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Salvatore Matarrese: “Non siamo meridionalisti. E il Sud è ancora un cantiere aperto”

Sud: non tutto è perso! C’è ancora tanto da fare. E a capirlo devono essere soprattutto i meridionali, che non possono solo lagnarsi e insistere con le stesse recriminazioni, ma imparare a guardare ai propri limiti e a lavorare sulle proprie potenzialità. Che sono tante. Il Sud è un cantiere aperto.

A ricordarcelo c’è un libro, pubblicato di recente da Rubbettino, dal titolo “MEZZOGIORNO IN PROGRESS? NON SIAMO MERIDIONALISTI”, curato da Antonio Corvino e Francesco Saverio Coppola, voluto dall’Obi, Osservatorio di Economia e Finanza (www.bancheimprese.it), che dal ’96 studia i sistemi  economici – territoriali del Mezzogiorno per individuarne le strategie innovative di sviluppo e supportare l’azione di programma dei decisori europei, nazionali e locali.

Di questo lavoro, che ha coinvolto trenta economisti, sociologi, statistici, intellettuali e trenta esponenti della realtà meridionale, ho parlato con Salvatore Matarrese, che dell’Osservatorio è presidente.

Ingegnere, c’era bisogno dell’ennesimo libro sul Sud?

Credo di sì, perché è un libro non convenzionale, che analizza il Mezzogiorno da diverse angolazioni. È stato scritto a più mani con il contributo di 30 esperti e 30 meridionali che hanno avuto successo. A riprova che c’è un Sud in progress. È un libro che ha l’obiettivo di approfondire la conoscenza della realtà meridionale per abbattere i tanti pregiudizi e stimolare decisioni risolutive. Nelle 580 pagine ogni lettore può ricercare, tra i diversi contributi, risposte alle tante situazioni che sono presenti nel Mezzogiorno e, soprattutto, farsi un’idea in maniera autonoma.

Non siete meridionalisti. Che significa?

Il libro non illustra una tesi e non rivendica posizioni meridionaliste. Offre spunti di riflessione, elementi oggettivi che il lettore può mettere in relazione per formarsi un pensiero libero da pregiudizi. Dal libro emerge un Mezzogiorno in evoluzione, che chiede di essere conosciuto prima di diventare oggetto di pregiudizi o di essere messo al traino, proprio come un vagone ferroviario, della locomotiva del Nord, come spesso dichiara il Presidente della Regione Lombardia. È un libro che si rivolge ai cittadini italiani che sognano un’Italia unita con servizi, diritti e opportunità uguali a tutte le latitudini ed uno Stato che sia presente in maniera efficace in ugual misura al Nord ed al Sud.

Chi ha una visione oggi distorta del Sud: i settentrionali o i meridionali, che ancora non sanno fare marketing di se stessi? E quale dovrebbe essere la giusta narrazione del Sud?

I settentrionali ed i meridionali probabilmente hanno una visione distorta. Ognuno per la propria parte e la propria convenienza. Per questo è necessario affrontare la questione meridionale, partendo dai dati oggettivi, dalla conoscenza che, come sostiene il Professore Aldo Masullo nella postfazione, “sollecita la politica intesa nel senso spirituale, capace di coinvolgere nella passione del cambiamento tutte le nuove energie del corpo sociale”.Promuovere, tramite la conoscenza, il cambiamento, sollecitando nuoveenergie.La giusta narrazione? Un Mezzogiorno che può essere unagrande opportunità qualora diventi parte integrante dell’Italia. Va colmatoil divario con il Nord che persiste costantemente sin dell’unità d’Italia,malgrado vi siano stati cospicui trasferimenti di risorse. Un divarioinaccettabile, una unicità a livello europeo che può superarsi ponendo ilMezzogiorno al centro delle politiche economiche e investimento delnostro Paese.Le esperienze della Germania e della Spagna, che hanno colmatorapidamente i propri divari territoriali, dimostrano che questa è ladirezione.

Quale il ruolo da assegnare oggi al Sud?

Il Sud dovrebbe avere un ruolo di mercato interno del nostro Paese, luogo di investimenti per colmare i tanti fabbisogni. Una opportunità per l’Italia e l’economia del Nord. Concentrare quindi le risorse disponibili, sommando quelle comunitarie a quelle statali e non detraendole, come è sempre avvenuto. Programmare gli investimenti puntando sulla qualità della spesa, sull’effetto moltiplicativo in termini economici ed occupazionali. Quanto ad oggi non è stato fatto non ha consentito al Sud di avere un ruolo strategico nell’economia del Mediterraneo. Basti pensare alle tante occasioni perse per rendere competitivo il Sud.

Faccia qualche esempio?

Negli ultimi 20 anni gli investimenti non attuati, relativi al Corridoio europeo numero 8 fino a Bari, i porti di Taranto e Gioia Tauro non efficientati, le ZES aree di attrazione degli investimenti ancora oggi in fase di attuazione, i collegamenti ferroviari e stradali tra diversi territori del Sud non ancora attuati. La mancanza di questi fattori di competitività ha rafforzato i nostri competitors, come la Spagna con i porti di Barcellona e Valencia, Malta e perfino il Marocco con la ZES di Tangeri. Le nostre inefficienze di Paese hanno consentito a queste nazioni di beneficiare di posizioni dominanti, consolidate in questi anni dalla nostra incapacità di una visione strategica e di investire in tempi compatibili.

Sud e Mediteranneo, lei dice. Ma sembra che neanche la stessa presidente Von Der Leyen ci creda molto.

Be, pensiamo all’attuale situazione geopolitica di Libia, Tunisia, Algeria e Libano, che non aiutano l’economia del Mediterraneo e credo sia anche per questi motivi che la presidente Von Der Leyen si è dimostrata timida sul Mediterraneo.

A proposito di Sud d’Italia e Europa, l’Italia spende male e spende in ritardo i fondi coesione per il Sud d’Italia. Da Bruxelles hanno intimato la riduzione dei fondi di coesione perché l’Italia li utilizza come fondi sostitutivi dei necessari investimenti nazionali. Cominciamo a cercare i responsabili.

L’Italia spende male ed in grave ritardo i fondi comunitari perché ha livelli di programmazione europea stratificati a livello statale, regionale e locale, molto spesso non integrati tra loro in una strategia economica ed industriale unica di Paese. Spesso al Sud si sono aperti i cassetti e sono stati rispolverati progetti pur di spendere. Abbiamo quindi avuto frammentarietà e bassa qualità nella spesa, poca attenzione ai reali bisogni, alle prospettive di valore aggiunto degli investimenti. Di contro, grande attenzione alla spesa utile per captare il consenso politico. È un gran bene che la Comunità Europea chieda conto del perché non si sia attuata la coesione tra Nord e Sud dopo quasi 20 anni di investimenti. Probabilmente scoprirà che al Sud la Comunità Europea ha sostituito la spesa dello Stato italiano e che per giunta parte dei soldi comunitari per il Sud li hanno spesi al Nord! Per invertire la tendenza, lo Stato deve fare lo Stato ed aver più determinazione nelle politiche per il Mezzogiorno. Se il Sud è una priorità per l’Italia, strategia, investimenti e pianificazione si fanno con una cabina di regia a livello statale, responsabile dell’attuazione in termini economici e di tempo. Con queste attribuzioni potrebbe utilizzarsi l’Agenzia di Coesione istituita nella scorsa legislatura. Il libro affronta il tema degli investimenti comunitari nel contributo del Professore Alessandro Panaro su: “L’utilizzo dei fondi comunitari: spunti ed analisi di riflessione”.

Lo Stato deve fare lo Stato. D’accordo. Ma niente da dire sulla classe dirigente locale?  Forse servirebbe una sorta di Ena meridionale?

Al Sud c’è stato un problema di classe dirigente e mentalità.

Nel libro il Professore Masullo ritiene che si siano sentiti gli effetti del clientelismo, che ha pervaso il rapporto tra politica e cittadini. Le pubbliche amministrazioni, soprattutto negli anni passati, si sono riempite di personale a volte non strettamente necessario e talvolta non competente che, al di là del consenso politico prodotto, ha frenato lo sviluppo economico e sociale. Una pubblica amministrazione competente ed efficace, formatasi in base a principi di merito, è capace di promuovere, investire e traguardare obiettivi. Lo dimostrano alcune amministrazioni del Nord d’Italia e di molti Paesi europei. Il ricambio generazionale in atto sta parzialmente migliorando questa situazione. In ogni caso il Sud difetta di capacità di fare sistema tra politica, imprenditoria, corpi intermedi sui temi di grande rilevanza, per trovare soluzioni alle criticità che lo affliggono e sulle opportunità che si prospettano, a differenza dal Nord. Infine, non può sottacersi che lo Stato, che vive una differente efficacia della pubblica amministrazione tra Nord e Sud, dovrebbe farsi maggiormente carico del problema, dovendo per Costituzione garantire eguali servizi a tutti i cittadini. Pertanto perché non esercita poteri sostitutivi laddove c’è un interesse nazionale, perché non crea sinergie, interazioni e forme di collaborazione tra le pubbliche amministrazioni efficienti del Nord e quelle meno efficienti del Sud? In altri termini, servirebbe una sorta di trasferimento tecnologico di buone pratiche. Questo trasferimento potrebbe avvenire anche attraverso la creazione di scuole di formazione della pubblica amministrazione, come accade in Francia da un secolo. È, quindi, una questione di priorità e le priorità spesso le determina l’azione politica, che al Sud in questi temi evidentemente preferisce lo status quo, probabilmente utile ad alimentare il consenso politico di breve periodo. Non tralascerei, infine, gli effetti nefasti per il Mezzogiorno di un federalismo incompiuto, con la modifica del Titolo V.

Restiamo sull’argomento. Che segnale arriva dalla Calabria che ha scelto come presidente la Santelli e punito i 5 stelle?

Non entro nel merito dei singoli candidati, ma credo che il segnale più forte sia la fine della politica basata sulla rabbia, sulle facili soluzioni e sui sogni irrealizzabili, sull’assistenzialismo, sulla rappresentanza politica limitata a tanti semplici portavoce, che aveva avuto grandi consensi     al Sud. Consensi che non hanno portato alcunché al Mezzogiorno. Perché il Sud riscatti il suo orgoglio, la sua identità e scommettere su se stesso, è auspicabile che si crei un fronte compatto tra tutte le regioni meridionali. La politica al Sud è disponibile a tanto, prescindendo dagli interessi locali e di parte ?

Si voterà prossimamente anche in Puglia e in Campania. Se la sente di dire che con i governi Emiliano e De Luca le due Regioni siano cresciute?

I dati di crescita sono, comunque, modesti ed acquistano valore solo nel raffronto con il contesto non esaltante delle altre regioni meridionali. Non saprei dire se siano meritevoli di riconferma, anche perché il solo dato economico non è esaustivo. Credo, tuttavia, sia importante evidenziare che le scelte politiche dei cittadini in questi momenti di crisi sono determinanti e non possono essere inconsapevoli. Auspico quindi un voto consapevole che premi una classe politica competente, capace di affrontare e risolvere i problemi e trasferire alla collettività una visione di sviluppo, un percorso da condividere e da intraprendere. Una visione che si traduca in obiettivi, programmi e fatti concreti e non più in slogan e promesse irrealizzabili. Mi piacerebbe un agone politico nel quale ci si confronti sul da farsi e non più sui soli contrasti tra le diverse parti contrapposte. Di questi tempi non è facile, ma neanche impossibile.

Il futuro del Sud è concentrato nella grande industria come sostiene qualcuno dei coautori del libro o nelle piccole e medie imprese?  

Il futuro del Sud è nella moltitudine di piccole e medie imprese, che sono la struttura portante del sistema industriale meridionale. Imprese di eroi che esercitano l’attività con una sperequazione notevole di servizi, infrastrutture e di possibilità di accesso ai principali mercati di riferimento. Questo sistema industriale va preservato e sviluppato con investimenti infrastrutturali, semplificazioni burocratiche, incentivi che possano compensare il contesto penalizzante nel quale operano, pur pagando le stesse tasse delle imprese del Nord. Le grandi aziende, presenti al Sud, vanno trattenute rendendo più attrattivi i nostri territori nell’ambito di un contesto di mercato internazionale, nel quale queste aziende operano. È necessario, quindi, facilitare la vita alle aziende con una drastica riduzione del costo della burocrazia, dei costi del lavoro a vantaggio della competitività dei nostri territori. Un mix di grandi aziende e piccole medie imprese rende più stabile il sistema economico produttivo, con maggiore garanzia in termini occupazionali. Il futuro per il Sud è anche nell’innovazione, purché sia utile al sistema industriale in quanto capace di soddisfarne i bisogni. Una innovazione che si traduca anche nella opportunità di creare aziende e non solo start-up spesso oggetto di acquisizione da parte di multinazionali, senza la creazione di alcun valore aggiunto per i territori. Su tutto questo dovrebbe concentrarsi la politica. Siamo sicuri sia stato fatto?

Popolare di Bari: in attesa di accertamento giudiziario delle responsabilità, il salvataggio sta in un nuovo polo bancario?

Il salvataggio dovrebbe avere ad oggetto la tutela delle azioni e del credito dei cittadini e delle aziende, che hanno creduto e investito nella Banca Popolare. Temo, tuttavia, che ancora una volta perderemo una banca di territorio, in continuità con quanto è avvenuto negli anni passati per quasi tutto il sistema creditizio meridionale, di fatto quasi azzerato. Su questo tema è illuminante il contributo nel libro della Professoressa Antonella Malinconico, sulle strutture del sistema creditizio italiano.

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