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Roberto Burioni: omeopatia tra leggende e verità. Un libro

Scrive Roberto Burioni, professore ordinario di Microbiologia e Virologia presso l’Università Vita Salute San Raffaele di Milano nel suo ultimo libro, pubblicato da Rizzoli e intitolato Omeopatia- Bugie, Leggende e Verità: “Su alcune questioni della vita è giusto ed è bello avere le propri opinioni e metterle a confronto. Su altre, invece, bisogna arrendersi e lasciare spazio ai fatti”. 

Che antivaccinisti e fautori dell’omeopatia l’abbiano finalmente preso in parola, visto che sul Coronavirus, né gli uni né gli altri hanno avanzato proposte? I numeri dei morti e degli infettati aumentano, è vero, ma almeno siamo stati risparmiati dalle loro proposte di cure fantascientifiche.

Ma se sull’infezione mortale, partita da Wuhan, hanno taciuto, dovrebbero farlo anche sull’influenza, male di stagione, che pure non scherza. E, invece, no. E a me, reduce da una settimana pesante, hanno detto: Ben ti sta. Se solo avessi usato l’Oscillococcinum, avresti prevenuto raffreddore, tosse, febbre e non avresti perso tempo a letto. Ed ecco a loro dico e ridico, usando le spiegazioni di questo libro, che l’oscillococco non esiste, ed è solo il risultato di errori di giovani che cominciano a lavorare con i vetrini. Dunque, un artefatto di laboratorio.

Ma questo bisogna gridarlo perché gli omeopati, quelli che pretendono di curare il simile con il simile – metodo che poteva andare bene duecento anni fa – non lo sanno o fingono di non saperlo. Se solo sfogliassero qualcuna delle quasi duecento pagine scritte dal medico, capirebbero che credere all’omeopatia, con buona pace di   Hahnemann, suo inventore, è come credere alla Befana. Certo, ognuno è libero di affidare il proprio cervello e la propria salute a chi gli dice che i ciucci volano o a Babbo natale, ma nessuno può insistere con l’efficacia scientifica di un metodo che più che para é antiscientifico.

L’omeopatia, dice a più riprese Burioni, è basata su una teoria sbagliata. “Il simile non cura il simile, le sostanze diluite non sono per nulla potenziate – cosa che contraddirebbe i principi di chimica e fisica.  Non esiste alcun fluido vitale che metterebbe in circolo un ottimismo della volontà dai poteri riparatori, e le malattie  non si curano somministrando  qualcosa che causa gli stessi sintomi, bensì utilizzando  quei sintomi per capire da cosa sono provate  e rimuovendo la causa.  Se hai mal di testa, non ti do qualcosa che ti fracasserà il cranio per allenarti a sopportare i dolori, ma indagherò sulle origini del dolore stesso. La chimica, che non si conosceva  ai tempi di Hahnemann, ma che si conosce benissimo adesso, ci dice con certezza che nei preparati omeopatici non c’è nulla, se non acqua – chiara e fresca- o zucchero. Che paghiamo profumatamente. “Il che peraltro – scrive il virologo- è tranquillizzante, viste le schifezze che non di rado sono contenute nelle tinture madri.  I preparati omeopatici non hanno alcuna efficacia se non quella del placebo, dal latino ti piacerò. Dunque, a funzionare sono solo le aspettative e le suggestioni della nostra mente. L’efficacia scientifica di questi prodotti non è mai stata provata con prove e controprove.

E se qualcuno dice: Ho preso L’Oscillococcinum ed il male di testa mi è passato, cosa significa? Non certo che sia stato il nulla a farlo superare. Bisogna dire che alcune malattie passano da sole nel giro di alcuni giorni e che è fuori di dubbio che acqua infinitamente diluita, capace di scatenare forza vitale, possa avere proprietà terapeutiche.

“Negli studi – si legge ancora – dove l’omeopatia funziona, i pazienti ben di rado sono tenuti  in cieco, i medici che li visitano  e valutano i loro progressi  clinici sono quasi sempre gli stessi che hanno loro prescritto i preparati omeopatici. Per cui questi studi non misurano l’efficacia dell’omeopatia, ma la suggestione dei pazienti sommata a quella dei loro medici. Se vogliamo avere dati affidabili bisogna fare studi in doppio cieco randomizzato. E’ indispensabile che i pazienti non sappiano se assumono il farmaco o il placebo, che anche i medici ne siano all’oscuro e che i due gruppi di pazienti vengano formati in modo casuale”.

Ma cosa fare di fronte a medici e a farmacisti che prescrivono questi prodotti? Se dai secondi si può fare a meno di comprare questi preparati, i primi dovrebbero essere cancellati dall’Ordine, se evitano di prescrivere i farmaci allopatici in casi gravi.

L’omeopatia è tutta da buttare? Per Burioni è una teoria bizzarra e senza senso, ma chi la pratica dedica al paziente più attenzione di quella che dedicano gli allopatici. Ed è questo quello che i medici ufficiali dovrebbero assorbire dagli omeopati e che è il segreto di una presunta “efficacia” dei loro preparati.

Se divertenti sono le pagine che il professore dedica alla preparazione dei composti omeopatici – una via di mezzo tra la magia e il cabaret, e ai nomi di alcuni preparati (Muro di Berlino, nota del fa, luce di Sole, Luna e Saturno), interessante è il percorso storico di questo metodo utilizzato da 9 milioni di italiani: si passa dalla teoria dei quattro umori e del salasso come rimedio universale, alla storia di un elusivo batterio che un medico francese alla disperata ricerca  di una cura per l’influenza spagnola trovò in grandi quantità  nel fegato  e nel cuore di una anatra muschiata, a quella di un illusionista  innamorato della razionalità scientifica.

Il professore chiude il libro con le politiche adottate da altri Paesi nei confronti dell’omeopatia rispetto all’Italia dove il metodo è sorprendentemente  somministrato all’interno del servizio sanitario nazionale. Le spese per l’acquisto dei preparati omeopatici sono “incredibilmente e vergognosamente detraibili dalle tasse, come avviene per i farmaci di dimostrata efficacia e necessaria per mantenere in salute”.

A metà luglio dell’anno scorso il governo francese ha annunciato che nel 2021 porrà fine al rimborso dei trattamenti omeopatici. Se la Germania, dove sono registrati settemila medici omeopati, potrebbe seguire presto l’esempio della vicina Francia, in Italia abbiamo facoltà di medicina che organizzano corsi di omeopatia. E questo perché ci guadagnano le università, i medici, i farmacisti, le aziende che producono questi preparati e che solo nel 2018 hanno avuto un fatturato di oltre 300 milioni.

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