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Stefano Scrima: Filosofi all’Inferno! Ecco il lato oscuro della saggezza

Vi va di provare l’ebbrezza di un giro all’inferno con Dante, Virgilio, Tycho Brahe, Platone, Aristotele, Sade, Brillat-Savarin, Kant, Hegel, Schopenhauer, Leopardi, Epicuro, Marco Aurelio, Crizia, Lafargue, Giordano Bruno, Nietzsche, Foucault, Spinoza? E ancora, Kierkegaard, Camus, Maometto, Heidegger, Leibniz, Machiavelli, Croce, Gioacchino da Fiore, Pascal, Marx, Galilei, Agostino, Voltaire, Lutero, Francis Bacon, Rousseau, Diderot, Senofonte, Hume, Meslier, Lucifero?

Un attimo, non vi spaventate. Non sareste soli. Stefano Scrima, filosofo cremonese (’87) ai piani bassi bassi è già stato, per quattro anni, si è divertito un sacco, ci ha pure scritto un libro (Filosofi all’inferno – Il lato oscuro della saggezza, il Melangolo) e promette di rifare il giro in vostra compagnia. 

Ad una condizione. Lasciate ogni certezza o voi ch’entrate! Ci avverte.

Come, Stefano, ma non era la speranza? E, invece, no. Se lasciate le certezze che vi danno gli altri, potrete ritrovare oltreché una maggiore autostima, la speranza, ma una speranza costruita sulle vostre certezze, sulla vostra storia, con la vostra testa. Sganciatevi dalle idee che vengono spacciate per vere, e fatevene una voi di idea, originale. Insomma, più rispetto per i vostri pensieri. Anche se sembrano sciocchi e inutili.

D’accordo, Stefano, ma per farci una idea nostra perché dobbiamo scendere così in basso? Insomma, per quale motivo il pensiero, la saggezza li degradi così e che senso ha mandare all’inferno tutta ‘sta materia grigia?  E dove potrebbero trovarsi i filosofi di tutti i tempi se non all’Inferno? Pensare è già peccare. Li mando all’Inferno perché sono tutti inevitabilmente peccatori per aver osato pensare e non accontentarsi di verità preconfezionate. Tuttavia si trovano là anche e soprattutto perché in vita, nonostante la loro professata saggezza, spesso si sono rivelati poco saggi. Il mio è in definitiva un modo per mostrare le loro debolezze e renderceli più umani, spogliati della polverosa aura accademica, e al contempo un modo per spronare il lettore a pensare sempre e comunque con la propria testa, perché pensare significa che non dobbiamo fidarci di nessuno, nemmeno dei professionisti del pensiero. Certo, una mano ce la possono dare, ma poi sta tutto a noi”.

E perché hai scelto proprio loro? Li ho selezionati in base ai loro peccati o presunti tali – che siano vizi del pensiero o fragilità umane – seguendo il dettagliato schema infernale, inventato da Dante. Perché fare fatica a pensare a un nuovo Inferno quando ne abbiamo già uno così bello e pittoresco? Se circolano pensieri acritici? Ce ne sono troppi. Basta farsi un giro sulle bacheche dei social network. Altroché Inferno”.

L’indice è tutto un programma. Epicuro non regge l’alcol, figuriamoci l’inferno. Platone che noia. Un pò’ di cipria per Sade. Kant o Hegel? Nesssuno dei due. Prenderla (male) con filosofia. Morire di fame con Brillat Savarin. La vescica di Tycho Brahe.

Di seguito un estratto del libro originale e spassoso!

Tutta colpa del ciuffo
Dante, coi piedi bruciacchiati e il volto accigliato, proseguì il cammino seguendo le orme della sua guida Virgilio, il quale sfoggiava un irritante volto serafico e imperscrutabile. Lui, invece, era arrivato all’Inferno da soli venti minuti e già non ce la faceva più a sopportare tutti quei lagnosi dannati. Sì, quel posto era un vero Inferno, confermò Virgilio, ma ci si abitua a tutto. Il fatto è che qui ovunque ti giri trovi qualcuno che impreca. Be’, oddio, non è poi così diverso da dove abitava Dante e da dove abitiamo noi. Forse l’unica differenza è che all’Inferno sono tutti morti e puzzolenti. Ok, no, diciamo che puzzolenti lo sono anche sulla Terra, ma perlomeno sono vivi – non che questo possa essere un merito, certo. Meglio continuare il viaggio verso l’ottavo cerchio, detto Malebolge, un luogo orribile formato da dieci bolge, dieci fossati concentrici in cui marciscono tutti i tipi immaginabili di fraudolenti, come il ricciolino Søren Kierkegaard (1813-1855), un bel ruffiano di prima categoria costretto ora a correre sculacciato da un demone. Fece di tutto per farsi bello davanti a Dio, addirittura scrisse un libro per giustificare la fede assurda di Abramo che stava per sacrificare il figlio senza problemi. Ma si può? Be’, insomma, a Dio questa cosa che il mascalzone abbia mollato la sua bella futura mogliettina preferendole lo studio non gli è proprio andata giù. Avrebbe potuto ficcarlo anche in qualche altro buco dell’Inferno, perché è davvero un secchione intollerabile, ma alla fine optò per la bolgia dei ruffiani. Ma qui andava più che bene, anche perché vicino a lui si aggirava un altro belloccio col ciuffo, un tipo distinto che usava accendersi le sigarette con le code infuocate dei diavoli. Era Albert Camus (1913-1960), il seduttore. Con quello sguardo alla Humphrey Bogart non poteva che finire qui. Era bastato uno sguardo, a Dante, per convincersi che le donne compravano i suoi libri soltanto per quegli occhioni da cerbiatto. Davvero disgustoso! Ma non è finita qui, perché anche all’Inferno Camus continuava a fare il bulletto: chiamò Dante “nanetto” e, dopo avergli chiesto una sigaretta (mentre cercava di evitare le frustate del demone di turno beffato) e aver scoperto che non fumava, perfino “pivello”.

Pascal, accanito giocatore d’azzardo

Dei graziosi diavoli, i Malebranche, sorvegliavano un laghetto di pece bollente che arredava la quinta bolgia. Sembrava non ci fosse nessuno, ma in realtà i dannati erano tutti nella pece, è questa la condanna dei barattieri. Se provavano a tirar fuori la testa i diavoli li massacravano. È pur vero però che Dante con qualcuno doveva parlare, altrimenti che ci scriveva nella sua commedia? Così Virgilio convocò uno dei peggiori farabutti della bolgia: Blaise Pascal (1623-1662), scaltro manipolatore di anime. Che accidenti volete?! rispose un ometto dal capello lungo impiastricciato sbucato fuori dalla poltiglia. Era particolarmente seccato da quell’interruzione, lui che in quel lago bollente cercava da una vita un po’ di pace per giocare a sudoku lontano dalle amorevoli grinfie dei demoni incarogniti. Cercava, sì, perché non gli andava mai la penna. Altro che rimorso per le sue malefatte, Pascal stava impazzendo nel tentativo di trovare una penna che non fosse scarica! E per quale motivo questo odioso dannato aveva la faccia da pesce lesso e stava all’Inferno? chiese Dantea Virgilio, il quale non seppe rispondere alla prima domanda – del perché avesse una faccia da pesce lesso – ma alla seconda sì, dato che dava la vittoria dell’esistenza di Dio sull’inesistenza 50 a 1. Che scandalo! Che sfacciato! E con nessun senso per gli affari.

Stefano Scrima. Scrittore e filosofo, ha studiato e vissuto tra Bologna, Barcellona, Madrid e Roma. Si occupa di divulgazione filosofica e applicazione della filosofia alla vita quotidiana. Ha scritto diversi libri tra i quali: Digito dunque siamo. Piccolo manuale filosofico per difendersi dalle illusioni digitali
(Castelvecchi 2019), Filosofi all’Inferno. Il lato oscuro della saggezza (Il Melangolo 2019), L’arte di soffrire. La vita malinconica (Stampa Alternativa 2018), Socrate su Facebook. Istruzioni filosofiche per non rimanere intrappolati nella rete (Castelvecchi 2018), Santiago e nuvole. Le fantasticherie di un pellegrino solitario (Ediciclo 2018), Il filosofo pigro. Imparare la filosofia senza fatica (Il Melangolo 2017), Oziosofia (Diogene Multimedia 2017). Il suo sito è
www.stefanoscrima.com

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