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Mauro Acito: Volevo solo aprire un museo. A Matera

Volevo solo aprire un museo, ma gli enti locali non rispondono. Per ora non molliamo. Poi, però, non devono dirci che noi giovani abbandoniamo la nostra terra o peggio, che siamo bamboccioni. E’ tutto pronto. E se loro si attivassero, partiremmo in due mesi”. https://www.volevosoloaprireunmuseo.it/

Chi parla è Mauro Acito (Matera, ’92) e il progetto a cui allude è quello di aprire un museo di arte contemporanea nella città dei Sassi con cinque amici e una coriacea zia in una torre del 1300, di tredici metri, con un terrazzo, sei stanze, ottantaquattro scalini, ereditata dalla sua famiglia.

La comprò sua nonna Camilla nel ’73 e fu poi donata a sua zia per i suoi 18 anni.  Obiettivo: proporre un prodotto artistico diverso da quelli preconfezionati veicolati dalle grande Fondazioni attive nel mercato dell’arte e della cultura.

“Vorremmo- spiega Mauro – chiamare artisti nazionali e internazionali per lavorare i materiali tipici di Matera, come tufo, cartapesta e ferro per creare oggetti uno, originali, due, utili a promuovere il territorio. Abbiamo già avviato una lunga interlocuzione e uno scambio con il Museo Mima di Bruxelles, in cui ho fatto uno stage dopo i miei studi prima a Torino, poi a Venezia, e stiamo lavorando per un’altra partenership con altri due musei francesi. Per il momento, non possiamo fare nomi. Cosa manca? Che dal Comune ci diano l’autorizzazione per ripulire il luogo da decine di metri cubi di immondizia ed utilizzare in comodato d’uso due locali collegati alla torre medievale, di 40 metri quadrati, che vorremmo destinare ad una biglietteria e ai servizi accessori. Ma nessuno ci risponde. In 25 anni, da quando, cioè, nonna inoltrò la prima domanda, neanche mezza interlocuzione. Certo, abbiamo avuto i nostri problemi di famiglia, per cui per una fase non abbiamo più fatto pressione, ma poi ha scritto mia madre nei primi anni del 2000. Alle nostre richieste, fatte i primi mesi dell’anno scorso, invece, solo risposte irricevibili e sfuggenti”.

Ma perché secondo te non rispondono?Purtroppo qui manca una visione politica lunga. E non mi riferisco solo al Comune di Matera, che non sta rispondendo alla nostra richiesta di subconcessione dei locali demaniali, rallentando molto il progetto. Ma anche alla Regione, alla Apt. L’abbiamo detto tante volte: non cerchiamo nel Comune un sostegno economico.E’ evidente, si bada solo al presente, e quindi, a questo anno magico per Matera. Noi, invece, contiamo più che su Matera Capitale europea della cultura 2019, sull’indotto e sui progetti che rimarranno sul territorio da quest’anno al 2100 e che coinvolgeranno associazioni e imprenditori locali. Se non ci sarà risposta? Abbiamo un piano B, che non sveliamo, ma sarà l’estrema ratio. Il problema sai qual è? Per chi amministra e governa la nostra città siamo solo ragazzini con un sogno irrealizzabile. Il nostro progetto sembra un gioco. Non ci prendono per imprenditori. Eppure, c’è un piano economico dietro il nostro progetto. Ed è stato grazie a quello che abbiamo potuto accedere ad un prestito in banca”.

L’investimento complessivo del progetto, ideato nel 2017 e partito l’anno scorso, sarà di 250 mila euro. I ragazzi non hanno trovato sponsor. Aspettano da diciotto mesi di conoscere l’esito di un bando regionale che finanzia imprese allo stato nascente. “Ma – aggunge Mauro – non siamo molto ottimisti. Siamo stati ammessi, ma molte volte le risorse non sono subito disponibili”.

I sei amici, dopo aver ripulito l’area intorno alla torre abbandonata per tanti anni, hanno già approntato quella che potrebbe essere l’esposizione numero zero: affreschi su intonaco. Le mostre dovrebbero tenersi in un’area complessiva di oltre 500 metri quadrati.

“Il target? Puntiamo – afferma Mauro – sui giovani, ma anche sugli adulti che cercano opere originali. Faremmo marketing territoriale, creeremmo valore aggiunto. Ma nessuno lo vuole capire. Tra cinquant’anni a Matera e in buona parte dei comuni lucani rimarranno in pochi. C’è un alto rischio spopolamento, ma pensi importi a qualcuno? Molti di coloro con cui sto condividendo il progetto è vissuto e ha lavorato all’estero. Siamo tornati per senso di responsabilità. Eppure, intorno a questo genere di iniziative c’è molta indifferenza. Un ok a Natale, che dici? Mah, ci speriamo. Sarebbe un bel regalo per noi e nonna”.  

Nel progetto ci sono anche: Dario Colacicco (19/04/1990) – imprenditore agricolo e digital manager, Rita Padula (Matera, 29/09/1954) – laurea presso Istituto Superiore Centrale del Restauro, Silvia Parentini (Matera, 01/07/1992) – laurea in architettura a Roma – anno di stage a Parigi, Debora Russo (Castellana Grotte, 20/05/1992) – laurea in Arti visive a Bologna, Alessandro Simili (Padova, 27/12/1992) – ha studiato a Torino e Parma, Chiara Valzer (Venosa, 04/10/1992) – laurea in Architettura a Torino, dove vive e lavora

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Written by Cinzia Ficco

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