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Valerio De Cesaris: Così rilancerò la Stranieri di Perugia dopo i casi Meredith e Suarez. Parla il nuovo rettore dell’Università umbra

Una sfida tosta quella che attende Valerio De Cesaris, dal 31 marzo scorso alla guida dell’Università per stranieri di Perugia.

Il nuovo Rettore, romano, del ’74, nei prossimi sei anni dovrà mettercela tutta per far recuperare alla sua Università, immagine e iscritti, calati prima con il caso Meredith, poi con quello Suarez per il quale ieri si sono chiuse le indagini.

Un compito difficile – per il quale De Cesaris si è già messo a lavoro, forte del consenso ottenuto  (è stato eletto con il 76 percento dei voti) – e che inizia proprio quest’anno, in cui cade il centenario della nascita dell’Università.  

“I primi corsi di Alta Cultura – ci dice –  furono attivati nel 1921, per iniziativa di Astorre Lupattelli. Erano il primo embrione di quella che sarebbe diventata, nel 1925, la Regia Università Italiana per Stranieri, ribattezzata in seguito Università per Stranieri di Perugia”.

Ma quali saranno le strategie future per riposizionare l’Ateneo e farlo diventare centro di sviluppo sociale e economico della città?

Lo chiediamo al Rettore, che alla Stranieri è dal 2006 anche docente di Storia contemporanea. Quindici anni fa nel capoluogo umbro vinse il suo primo concorso da ricercatore.

L’aspettano sei anni duri, dopo le due tegole cadute sull’Università in pochi anni.

Lo so. Entrambi i casi a cui fa riferimento hanno avuto ripercussioni gravi in termini di immagine, influendo anche sulle iscrizioni. Al tempo del caso Meredith, fu l’intera città di Perugia a subire le conseguenze di una rappresentazione mediatica negativa. Perdemmo molti studenti provenienti dai Paesi in cui l’omicidio della giovane studentessa inglese aveva avuto un’eco importante. Nel caso Suarez, la nostra Università è stata descritta in maniera a dir poco ingenerosa, perché a fronte di un episodio singolo, che ha coinvolto poche persone, si è data una rappresentazione fortemente negativa dell’intera Istituzione che, in realtà, ha tanti aspetti di eccellenza. Va detto che il prestigio e la fama dell’Università per Stranieri sono tali che anche in questi mesi difficili, in cui il caso Suarez fa ancora discutere, abbiamo ricevuto proposte di accordi e partenariati da Università di altri Paesi. Inoltre, siamo riusciti a mantenere buoni numeri nelle iscrizioni.

Ma?

Certo, senza la bufera esplosa a causa di quell’esame di certificazione linguistica lo scorso settembre, proprio nei giorni delle immatricolazioni, oggi avremmo un numero maggiore di iscritti. È stato paradossale vedere sulla stampa locale paginoni sul caso Suarez con accanto, sulle stesse pagine, la pubblicità dei nostri corsi, che avevamo pianificato settimane prima e che non era ormai possibile posticipare. Le giornate di orientamento che avevamo fatto nelle scuole e la promozione della nostra offerta formativa sono stati in parte vanificati. Però, abbiamo limitato i danni e oggi contiamo un numero di iscritti ai corsi di laurea superiore a quello dell’anno scorso. Si tratta di un incremento che, seppur non eclatante, dimostra la capacità di reazione che l’università ha avuto in un momento di grande difficoltà. Peraltro, l’Università per Stranieri di Perugia è ai primi posti in Italia per gradimento degli studenti, che esprimono ogni anno valutazioni altissime per la nostra didattica. Questo è importante, non solo perché ci conforta nel fatto che stiamo facendo bene il nostro lavoro, ma perché il passaparola è uno degli elementi che consentono ai corsi di laurea di crescere.  Anche per i corsi di lingua e cultura italiana siamo riusciti a mantenere numeri discreti di iscritti. Abbiamo diversificato l’offerta, potenziando i corsi online. A breve ripartiremo in presenza, con il massimo rispetto delle regole per evitare il contagio, e riportare a Perugia studenti stranieri che già manifestano la volontà di venire a seguire le lezioni in aula. Personalmente, vedo grandi potenzialità di crescita.

Perché?

Avremo nuovi docenti, grazie ai piani straordinari del Ministero per il reclutamento di ricercatori, e questo ci darà una spinta in più. Ogni singola persona, con il suo impegno, può dare un contributo rilevante alla crescita dell’Istituzione. Una delle sfide che abbiamo di fronte è potenziare il legame tra formazione e lavoro, per garantire ai nostri laureati di essere attrezzati ad entrare presto nel mondo del lavoro, in impieghi che corrispondano alla loro formazione La nostra recente manifestazione In Italy è un esempio concreto di come un nostro corso di laurea, il Mico (Made in Italy, cibo e ospitalità), si stia sempre più collegando al mondo delle imprese del territorio, dalle produzioni tipiche dell’agroalimentare al settore del turismo, per offrire agli studenti un rapporto diretto con gli operatori e i promotori del Made in Italy.

Quanta ricchezza produce l’Università per l’Umbria e Perugia, in particolare?

Gli studenti che vengono a Perugia sono una risorsa per tanti aspetti, anche economici. Più in generale, l’Università per Stranieri ha contribuito in maniera decisiva, nel corso del tempo, all’internazionalizzazione della città, che si è aperta al mondo. Recentemente, un suo collega ha usato questa definizione, che trovo molto efficace: l’Università per Stranieri è la porta attraverso cui il mondo entra a Perugia e la porta aperta da Perugia sul mondo. Questa funzione così peculiare della Stranieri incide anche in termini di ricchezza economica, perché aiuta la città a connettersi ad altre città, università e istituzioni estere, attraverso migliaia di relazioni e contatti, che i nostri studenti conservano nel tempo. Le potenzialità di crescita sono enormi e vanno colte. Sono convinto che l’università debba interrogarsi maggiormente su come contribuire alla crescita socioeconomica di Perugia e del suo territorio, soprattutto alla luce della gravissima crisi dovuta alla pandemia.

Immagino che anche per la Stranieri ci sia un problema di fondi scarsi.

Il tema delle risorse è fondamentale. È un annoso problema: lo Stato dovrebbe investire maggiormente nella ricerca e nel sistema universitario. Lo sappiamo tutti e lo diciamo da tempo, ma oggi un impegno in quel senso non è più rimandabile.

Pensa che l’idea di una macroarea centrale, con Marche, Umbria, Toscana e Lazio insieme,  potrebbe essere vantaggiosa per la sua Università?

Non credo che cambierebbe molto per un’università come la nostra, se venisse istituzionalizzata una macroarea che comprenda le regioni dell’Italia centrale, a meno che una riforma del genere non porti con sé un aumento delle risorse economiche per le università. Noi siamo intimamente legati alla città di Perugia, abbiamo la speciale caratteristica di coniugare internazionalizzazione e radicamento nel territorio, quindi gli orizzonti del nostro lavoro scientifico e istituzionale sono al contempo l’Umbria e il mondo. L’Università per Stranieri è concretamente ambasciatrice dell’Italia nel mondo, attraverso le sue attività di promozione della lingua e della cultura italiana.

Il Comune di Perugia e la Regione Umbria promuovono politiche che sostengano, incentivino in qualche modo gli studenti a vivere a Perugia?  

La Stranieri studierà con Comune e Regione come aiutare maggiormente gli studenti fuori sede. C’è l’Adisu che offre un servizio importante. Ma altre forme di sostegno agli studenti si potranno senz’altro promuovere.

Oggi quanti iscritti ci sono e da quali Paesi provengono?

Nell’anno accademico in corso tra corsi di laurea e corsi di lingua e cultura italiana, abbiamo circa 4mila studenti. Purtroppo ancora soprattutto in didattica a distanza. Le nazionalità sono numerose. Va ricordato – non tutti lo sanno – che la maggior parte dei nostri studenti ai corsi di laurea è composta da italiani. Però abbiamo un’alta percentuale di stranieri rispetto alle altre università del Paese. È uno degli elementi che fa della Stranieri un ateneo multiculturale. Il primo Paese di provenienza dei nostri studenti stranieri è la Cina. Seguono, per numero di iscritti, Stati Uniti, Canada, Giappone, Argentina, Brasile, Germania, Francia, Corea del Sud, Algeria. Nei corsi di laurea abbiamo anche un buon numero di studenti da Libia, Marocco e da alcuni Paesi dell’Africa subsahariana. Rispetto al passato, c’è un calo degli europei. Quella di riportare a Perugia gli studenti europei, in numero consistente, è una sfida che considero prioritaria, quando la situazione sanitaria migliorerà. Il clamore suscitato dall’omicidio di Meredith Kercher nel 2007 e la crisi economica iniziata nel 2008 hanno determinato il calo di quella presenza, che non è più tornata ai livelli di quindici o venti anni fa, ma sono fiducioso che nel prossimo futuro potremo invertire il trend.

Le materie, i laboratori, le iniziative, i progetti che rendono la Stranieri particolarmente competitiva rispetto ad altre in Italia?

A me non piace molto l’idea della competizione con l’Università per Stranieri di Siena, perché è vero che abbiamo la stessa missione istituzionale e quindi spesso gli studenti stranieri che vogliono studiare la lingua e la cultura italiana si trovano a scegliere tra noi e loro, però, è anche vero che ci sono margini di crescita per entrambe le Università per Stranieri, poiché l’Italia è una potenza culturale e la lingua italiana è tra le più studiate al mondo. Preferisco ragionare in termini di collaborazione. Penso sia necessario fare sistema. Questo già esiste con il consorzio CLIQ (Certificazione Lingua Italiana di Qualità), di cui fanno parte, oltre all’Università per Stranieri di Perugia e a quella di Siena, la Società Dante Alighieri e l’Università di RomaTre. Credo che altre forme di collaborazione si potranno mettere in campo, a beneficio di tutti. Certo, noi abbiamo le nostre specificità e promuoviamo le nostre attività, tenendo salda l’identità della Stranieri – che è la promozione della lingua e della cultura italiana nel mondo – e provando, nello stesso tempo, a innovare e ampliare la nostra offerta formativa.

Ci fa qualche esempio?

Ad esempio, abbiamo creato l’anno scorso la laurea triennale in “Studi internazionali per la sostenibilità e la sicurezza sociale” che rappresenta una bella novità, anche rispetto ai corsi sulla sostenibilità che già esistono nelle altre università. Il nostro corso, infatti, coniuga le tre dimensioni principali della sostenibilità, economica, ambientale e sociale, con un’attenzione particolare alla coesione sociale e alle sfide della società plurale. Sono tematiche di grande attualità. Abbiamo in questo corso di laurea una classe di studenti molto motivati, che abbiamo coinvolto in iniziative scientifiche e divulgative, come il ciclo di seminari in streaming “Agenda 2030 – Focus obiettivi”, ora visibile nel canale YouTube di Unistrapg. Un altro aspetto dell’Università per Stranieri che mi piace citare e che credo ci caratterizzi: la collaborazione concreta tra docenti e studenti in tante iniziative promosse dall’Ateneo.

Può darmi i numeri di quanti laureati alla Stranieri sono riusciti a trovare lavoro negli ultimi cinque, sei anni?

I dati sulla condizione occupazionale dei laureati sono curati da AlmaLaurea e rivelano, per la nostra università, una percentuale nella media, in rapporto al dato nazionale. L’indagine del 2020, relativa ai laureati del 2019, mostra che il 53,4% dei nostri laureati alla magistrale Rics (Relazioni internazionali e cooperazione allo sviluppo) ha già un posto di lavoro, a un anno di distanza dal conseguimento della laurea, contro il 51,4% che è il dato medio delle università italiane per la stessa classe di laurea. Quindi abbiamo un buon risultato in termini di occupazione dei laureati Rics. Per il Compsi (Comunicazione pubblicitaria, storytelling e cultura d’immagine) siamo al 53,8%, leggermente al di sotto del dato medio nazionale per la stessa classe di laurea, mentre per l’Itas (Italiano per l’insegnamento a stranieri) risulta il 42,9%, ma in questo caso l’indagine non tiene conto di quelli – e non sono pochi tra i nostri laureati – che trovano lavoro come insegnanti d’italiano all’estero. Tanti nostri laureati Itas, infatti, lavorano all’estero, e sfuggono alle statistiche di AlmaLaurea. Per le lauree triennali il calcolo è più complesso, perché molti proseguono gli studi alla magistrale, ma al contempo cercano lavoro, o iniziano a lavorare. Siamo, comunque, nella media nazionale.

Laureati che trovano lavoro in Umbria?

Molti dei nostri laureati trovano lavoro fuori dall’Umbria. Spesso non per la volontà di spostarsi, ma perché il mercato del lavoro nella regione offre poche possibilità. Per la Stranieri, come del resto, credo, per ogni università italiana, la sfida di rafforzare il legame tra formazione e lavoro è prioritaria. Poi, certamente, il problema del lavoro non si risolve solo con il miglioramento dei percorsi formativi nelle università, ma riguarda soprattutto la capacità del sistema Paese di creare posti di lavoro. L’Italia non potrà riprendere a crescere se non riuscirà a invertire un trend che vede la diminuzione dei posti, in tanti settori, e di conseguenza, l’emigrazione di tanti giovani laureati italiani.

Quanta importanza avrà la Storia contemporanea , visto che è la sua materia d’insegnamento?

La Storia contemporanea ha un ruolo molto importante, è tra le materie con il maggior numero di insegnamenti attivati nei nostri corsi di laurea ed è presente anche nei corsi di lingua e cultura. Per me, la storia è una chiave di comprensione della realtà, non solo del passato. È necessaria per capire il mondo in cui viviamo. Le semplificazioni, le derive ideologiche che inquinano il dibattito pubblico nazionale, derivano spesso dalla scarsa conoscenza della storia. Il metodo storico consente di entrare nella complessità della realtà e capire il limite di ogni visione semplificata sulla società. Credo che lo studio della storia, soprattutto, della storia contemporanea, offra ai nostri studenti la possibilità di avere un’apertura mentale il cui valore va molto al di là della conoscenza dei fatti del passato.

Chi le piacerebbe avere tra i docenti?

Andrea Riccardi, un grande intellettuale. Ho ancora in mente alcune sue lezioni illuminanti che ho seguito venticinque anni fa, quando studiavo all’Università di Roma Tre. È capace di far appassionare i giovani alla storia e alla cultura. Ha incarichi prestigiosi altrove e non potrà essere docente alla Stranieri, ma forse quando la situazione sanitaria lo consentirà potremo averlo nella nostra Università per una lectio magistralis o una conferenza.

Se potesse scrivere al Ministero dell’Università cosa chiederebbe?

Scriverò presto al MIUR, chiedendo innanzitutto un incontro alla ministra Messa, per presentarmi e per raccontarle delle prospettive che l’Università per Stranieri di Perugia ha di fronte.

Altri progetti?

Aprire una stagione di reale crescita per l’Università per Stranieri, attraverso la valorizzazione delle professionalità di chi ci lavora, il miglioramento costante dell’offerta formativa, una rinnovata capacità di fare sistema con le istituzioni del territorio e un’internazionalizzazione di alto livello. Spero che il rilancio della Stranieri possa contribuire in maniera significativa alla ripresa socioeconomica di Perugia e dell’Umbria, per uscire tutti insieme da un tempo di crisi.

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